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La Compagnia instabile - News

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Basti-menti è un luogo di accoglienza che libera desideri ed energie.

Dopo la calorosa accoglienza riservata al nostro Spettacolo instabile dal pubblico della Biblioteca di Baggio, la Compagnia si rimette al lavoro per un nuovo spettacolo, Pubbliche intimità, che prevediamo di mettere in scena a giugno 2026.

E, per tutti quelli che ce l'hanno chiesto, ci sarà, nel nuovo anno e in un luogo diverso, anche la replica di Uno spettacolo instabile.

Intanto, eccovi un'intervista con il nostro
capocomico e regista, nonché dottor, Giovanni Castaldi, creatore e animatore della Compagnia instabile. 

Ciao Giovanni, che cos’è la Compagnia Instabile, e perché questo nome?

La Compagnia Instabile è un gruppo di teatro che sta nel cuore dell'Associazione Basti-menti. Il nome “Instabile” è dovuto a un gioco comico e umoristico che considera l'instabilità dei suoi membri, sofferenti come molti di noi di un male di vivere che non permette di essere tanto equilibrati come il mondo vorrebbe e richiede.

 

• Cosa ti ha spinto a creare un gruppo di teatro?

Il gruppo teatro era già in essere quando sono arrivato a Bastimenti, ma c'erano stati alcuni problemi di conduzione, per cui Francesco Comelli mi ha chiesto se volevo occuparmene e rilanciarlo. Gli ho risposto di sì, felice della sua richiesta.

 

• Come si è evoluto il gruppo dalla sua nascita a oggi?

Il gruppo si è evoluto in rapporto alla mia evoluzione sul piano teatrale. Più comprendo cosa significhi fare teatro e lo faccio, più ci sono effetti e ricadute positive sul piano del collettivo. Il gruppo non c'era all'inizio, c'erano una serie di persone che si trovavano, ma che non costituivano ancora un gruppo, una collettività. Il gruppo inizialmente esiste nella testa del conduttore ma non è ancora in essere. Ci vuole tanto desiderio da parte di chi lo conduce. Nonostante ciò ci vuole diverso tempo prima di rendersi conto che c'è stato un lavoro che ha messo le singole individualità in un gioco corale. Ciò può avvenire come no, non è scontato né meccanico, e qui è avvenuto. Negli ultimi due anni il gruppo è salito moltissimo come consapevolezza di sé e del gioco che andiamo a fare, c'è uno stare negli esercizi che prima non c'era, c'è un desiderio di crescita in ciascuno del collettivo teatro, come se avessero realizzato che possono fare delle cose che prima davano come impossibili. Molto importante è stata la realizzazione di uno spettacolo che ha fatto andare in scena per la prima volta molti della Compagnia. Lo spettacolo ha rotto il ghiaccio e per alcuni è stato quasi un miracolo quello di essersi esposti senza bloccarsi o quant'altro in scena, e ciò ha prodotto fiducia. Lo spettacolo è stato caparbiamente voluto da Chiara Liotta, che da qualche anno si accompagna a Basti-menti ed è una delle pedine fondamentali della Compagnia come desiderio di crescere e di evolversi mettendo come medium il gioco teatrale. (Grazie Giovanni!)

 

• Ci puoi spiegare come avviene, oggi, un incontro tipo?                                               

Il training che facciamo è nella scia dei training teatrali che si fanno nelle Accademie o nelle scuole di teatro dove mi sono formato. Cambiano i partecipanti, ma gli esercizi proposti sono simili se non gli stessi. Non si tratta di fare bene o male un esercizio, si tratta di farlo e di giocarselo fino in fondo, di essere onesti nel nostro spingerci a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto o che pensiamo di non sapere fare. Il training inizia giocando con il proprio corpo, camminando a diverse velocità nella stanza e concentrandosi su ciò che percepiamo dei nostri organi che dobbiamo riattivare, come quando ci svegliamo al mattino. In seguito si fanno una serie di esercizi che possono variare dal canto delle vocali alla “lavatrice cerebrale”, ossia dire quello che ci salta in testa senza pensare, inventare dei linguaggi sonori intraducibili ma che abbiano un senso discorsivo, suoni emessi da noi che potrebbero richiamare i suoni della foresta equatoriale, immaginazione guidata, evocazione di ricordi e immagini giocando con “C'era una volta...” o “La prima volta che...” e ciascuno di noi può evocare immagini della sua vita che vengono alla mente.

La base del training è la creazione di un ambiente sensoriale dove si chiudono gli occhi - per chi se la sente -

e si vive senza più vedere ma odorando, toccando e ascoltando quel che ci gira intorno.

Poi si passa al gioco delle scene.

 

• Qual è, secondo te, il contributo più importante che questo tipo di lavoro teatrale può portare alla crescita di ciascuno, e in particolare in un ambiente come quello di Basti-menti?

La consapevolezza di sé lentamente si annida nelle viscere di ciascuno. Può emergere una certa soddisfazione perché ci si sente un pochino più liberi, meno inibiti nei confronti dello sguardo degli altri, ci si vergogna meno e si è più pronti a stare con le nostre fragilità e con ciò che ci fa considerare sbagliati e inadeguati. Il teatro mette in mostra tutta l'impotenza dell'uomo e tale processo cura, è fondamentale alla cura di noi stessi. Il fatto di essere visti e riconosciuti è un altro fattore sostanziale per lo star bene e molti amici di Bastimenti fanno fatica a essere visti e a parlare, vivendo come in sordina. Nascosti, silenziosi, le uniche grida sono quelle dei loro sintomi. Il teatro mette in mostra, fa vedere, non ci si può nascondere. Per qualche ora in scena siamo visti e siamo anche altro da noi, se ci riusciamo.

 

• Quali progetti sono in corso e come vedi il futuro della Compagnia Instabile?

Quest'anno andremo a fare uno spettacolo che ha come titolo Pubbliche Intimità. Il gioco è quello di portare fuori da sé cose assolutamente nostre, intime che mai dovrebbero avvenire alla luce. Portarle fuori significa esporle in un dispositivo teatrale che non è il dispositivo terapeutico. Per metterle in scena bisogna fare alcuni giri in più rispetto al solo dirle. Bisogna entrarci dentro fino al collo a ciò che pensiamo essere le nostre intimità, e solo attraversandole le rendiamo altre da noi, a una certa distanza che consente di farle circolare in una sfera pubblica che non ci riguarda più. Un atto magico, come è tutto il teatro.

Il futuro della Compagnia Instabile è legato al nostro desiderio, alla voglia di continuare a giocare, a esporci, a “smedesimarsi” riguardo a ciò che pensiamo di essere. Penso che ne vedremo delle belle, se gli dei saranno gentili con noi.

Video: Nel corpo della mente

Il 25 novembre si celebra la giornata contro la violenza sulle donne, che assume contorni sempre più allarmanti nella nostra società; dunque l’attenzione e la sensibilità su questo tema devono restare sempre vive e vigili.

In questo spirito ospitiamo qui il video Nel corpo della mente, di Antonella de Luigi, che ha contribuito anche a questo sito con i suoi disegni originali. È il frutto di un lungo lavoro, che affronta il tema della violenza (e del suo superamento) attraverso un percorso artistico ed essenzialmente poetico, ma non per ciò meno potente.

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Ma perché questo titolo?Dunque anche la mente ha un corpo? È forse la memoria, che fa riemergere i ricordi, come il mare in cui la protagonista nuota, e sul cui fondo si accumulano gli oggetti che hanno segnato la sua vita? O è la concretezza del trauma, che si iscrive nella mente e si manifesta nel corpo, nella sua postura, nella sua voce? O è il volo del gabbiano che, dal bianco e nero del disegno, spalanca l’azzurro del cielo alla protagonista finalmente emersa?

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